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Il Covo dei Briganti

Il brigantaggio nell'Itala meridionale fu un movimento generato da profonde ragioni sociali che degenerò, purtroppo, in manifestazioni criminose, molto lontane dall'originaria ispirazione.

Lo storico cellinese Enzo Gambardella così scrive a proposito del brigantaggio a Cellino San Marco:
"Già sin dal 1842 i briganti scorazzavano nel nostro agro e dal vicino bosco di Curtipetrizzi, dove si erano stabiliti, assaltavano le diligenze, svaligiavano i malcapitati viaggiatori e non mancavano di penetrare di tanto in tanto nello stesso paese, dove, spargendo il terrore, non lievemente danneggiavano nelle persone e nei beni la già immiserita popolazione." I briganti oltre a rifugiarsi nel bosco di "Curtipetrizzi" usavano come covo segreto la famosa "Rutta dei Briganti" (Grotta dei Briganti) che si trova nella campagna antistante al menzionato bosco a circa 400 m. in linea d'aria.
Questo covo ben si prestava ad essere un nascondiglio poiché l'ingresso della grotta sotterranea era completamente coperto dalla fitta vegetazione di macchia mediterranea ancora oggi presente.
A Cellino si presero iniziative di repressione e furono raccolte numerose offerte in denaro da utilizzare nella repressione banditesca.

La sera del 24 luglio 1861, dopo un conflitto a fuoco, la Guardia Nazionale comandata dal cap. Luigi Lupinacci riuscì a catturare gli undici briganti nascosti nel bosco di Curtipetrizzi; furono, poi, condotti a Brindisi e fucilati il 26 luglio del 1861.
I briganti, snidati dai boschi, cacciati dalle campagne, vennero finalmente abbattuti: così il nostro agro veniva liberato da questo flagello.


Ultimo aggiornamento il 2012-12-13 16:40:28

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